Autrice: Alessandra Geromel Pauletti
Editore: Duck Edizioni
Anno: 2014
Pagine: 152
Formato: brossura
Immagini: sì, a colori
ISBN: 9788889562291

Il tesoro tessile del Duomo di
Castelfranco Veneto

Il volume è dedicato al patrimonio tessile del Duomo di Castelfranco Veneto: paramenti sacri, tessuti antichi e testimonianze d’arte applicata conservate nelle sacrestie. Uno studio che valorizza un tesoro prezioso e spesso poco conosciuto della storia religiosa, artistica e materiale del territorio.

Premessa di Alessandra Geromel Pauletti

Ancora una volta la sacrestia di una chiesa restituisce al suo territorio, al pubblico e agli esperti di tessuti antichi un tesoro inedito, fatto di pianete, tunicelle, piviali, veli omerali, camici, tovaglie, merletti, ma anche di oggetti legati alla devozione popolare – numerosi nel caso di S. Maria e S. Liberale – realizzati con il desiderio di offrire un dono prezioso, che testimoniasse la fede e la carità che li animava, in una intensa e ravvicinata partecipazione alla vita della loro parrocchia. Alle motivazioni devozionali che spingono a donare alla chiesa manufatti e abiti civili, si somma anche la ricerca di un’identità all’interno della comunità parrocchiale, il cui insigne rappresentante è costituito dal sacerdote, attorno al quale ruota la vita, non solo religiosa, ma anche sociale dei fedeli.
Si evidenzia così il ruolo esercitato dal Duomo di Castelfranco Veneto, riedificato intorno alla metà del XVIII secolo e le vicende che hanno condotto al costituirsi del prezioso corredo di paramenti liturgici antichi, rinvenuto negli ambienti della sacrestia.
La paternità di questo ambizioso progetto è da riconoscere all’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Castelfranco Veneto e della Castellana, costituitasi solamente nel luglio del 2012. Nel rispetto dello statuto, che si prefigge di promuovere azioni di tutela, conoscenza e valorizzazione delle opere d’arte del territorio, gli Amici dei Musei hanno deciso di occuparsi del patrimonio tessile del Duomo di Castelfranco, fino ad oggi pressoché inedito, dando inizio ad una campagna di ricognizione e di catalogazione, nella consapevolezza dell’urgenza di tutelare i parati, così facilmente deteriorabili.
Il giovane don Paolo Barbisan, conservatore come me, ha avuto un ruolo determinante nell’indirizzare la scelta dell’intervento, consapevole della fragilità dei tessili antichi. A due anni di distanza tale impresa può dirsi felicemente conclusa con la pubblicazione del presente catalogo, importante punto di riferimento per gli studiosi del settore e per tutti coloro che, a vario titolo, si interessano del patrimonio storico artistico della città e dei territori della Castellana.
Fino ad allora nessuno aveva avuto il privilegio di studiare questi parati, dei quali esisteva solamente un elenco, redatto da Giampaolo Bordignon Favero in occasione della pubblicazione del volume intitolato “Le Opere d’arte e il Tesoro del Duomo di S. Maria e S. Liberale di Castelfranco Veneto”. Egli, nel 1965, registrava trentasette parati fra piviali, pianete, paramenti in terzo, veli copripisside, veli omerali, veli per lettorino e stole, dividendoli in gruppi caratterizzati dal colore liturgico: quindici bianchi, sette verdi, otto rossi, sei violetti, un nero; in un gruppo a parte inseriva anche diciannove “pizzi”, fra i quali distingueva camici, corporali, manutergi, palle, purificatoi, tovaglie, tovagliette d’altare e semplici merletti staccati.
Il lavoro iniziale, per così dire di ricognizione, è partito proprio dalle preziose indicazioni fornite dallo studioso castellano, che mi ha orientato nella ricerca dei pezzi, dislocati in cassetti ed armadi, nei diversi ambienti della sacrestia. Riunendo gli oggetti che si trovavano spesso divisi per tipologia (stole con stole, pianete con pianete, etc.) è stato possibile farsi un’idea iniziale della ricchezza e della varietà dei parati, per la maggior parte assegnabili al Settecento, secolo in cui la chiesa è stata completamente riedificata e, come spesso succedeva, in quell’occasione fornita di nuovi apparati e vesti liturgiche.
Le ricerche hanno portato anche ad evidenziare la presenza di numerose Scuole o Confraternite, alle quali era affidata in via esclusiva la cura degli altari della chiesa, l’acquisto delle suppellettili sacre necessarie alla liturgia, l’organizzazione delle processioni di pertinenza di ciascuna scuola attraverso le vie cittadine e la partecipazione ai funerali dei loro iscritti, secondo modi e consuetudini ricorrenti, in un intreccio inestricabile di interessi civili e religiosi che rafforzava l’importanza e la visibilità dei loro membri nel panorama cittadino.
A tale argomento è dedicato il saggio di don Paolo Barbisan, che si prefigge di tracciare un iniziale percorso di analisi delle relazioni personali, economiche e devozionali all’interno delle Scuole, dove esponenti delle famiglie più in vista si mescolavano ad operai, artigiani e contadini, uniti dalla comune dedizione alla cura dell’apparato esteriore.
A Paolo Peri, insigne esperto di tessili antichi, è affidato il compito di illustrarci l’uso e il significato delle vesti liturgiche e condurci attraverso la simbologia dei fiori, soggetto principale nei tessuti e nei ricami, soprattutto a partire dal Cinquecento quando la nascita dei giardini dei semplici e degli orti botanici, nonché la scoperta di nuove infiorescenze, sollecitano artisti e disegnatori a copiarne i dettagli botanici, rapiti dalla bellezza e dalle caratteristiche intrinseche di ciascuna varietà. Un ulteriore approfondimento ci permette di cogliere appieno il significato sotteso all’uso dei colori, spesso dimenticato o perduto, nella cui simbologia è intuibile la complessità e la varietà di messaggi in essi contenuti.
A me non resta dunque che accompagnarVi attraverso i secoli, conducendoVi per mano in una visita virtuale fra le decine di oggetti costituenti il tesoro tessile del Duomo di Castelfranco Veneto, con l’augurio di poterli rendere fruibili in un futuro prossimo, con un’esposizione che renda onore alla loro bellezza e complessità