Curatrice: Danila Dal Pos
Editore: Antiga Edizioni
Anno: 2025
Collana: Catalogo mostra
Pagine: 365
Formato: 27,5 × 21,5 cm
Confezione: brossura con alette
Immagini: sì, a colori
ISBN: 978-88-8435-508-9

Studiosi e Libertini.
Il Settecento nella città di Giorgione.
Nel Settecento Castelfranco è una città di circa 4000 abitanti e in quello che all’epoca è poco più di un borgo, un gruppo di studiosi è in collegamento epistolare con le menti più interessanti del tempo. Qui Jacopo Riccati insieme con il figlio Vincenzo individua l’integrale capace di risolvere un’equazione differenziale, detta appunto riccatiana, che ancora oggi, dopo 350 anni, viene studiata in tutte le università del mondo.
Giovanni Rizzetti – la cui teoria sul colore sarà ripresa a piene mani da Goethe a inizio ‘800- osa rinnegare la teoria sul colore dell’intoccabile Newton.
Giordano Riccati, studioso raffinato che padroneggia parecchi strumenti musicali, è in contatto con la “Scuola padovana”, con Tartini e Vallotti, domina la tecnica del contrappunto e risulta aggiornato sulle teorie fisico-acustiche più in voga. La sua musica sarà poi utilizzata dal medico Antonio Galletti per curare i suoi pazienti in maniera innovativa con la musicoterapia. Contemporaneamente le sperimentazioni di Francesco Riccati e Francesco Maria Preti su una nuova maniera di progettare un teatro, concretizzate nel nuovo Teatro Accademico della città, condizioneranno la costruzione del teatro Scientifico di Mantova del Bibiena e poi niente di meno che i progetti per il teatro La Fenice di Venezia (costruito trent’anni dopo) e quello alla Scala di Milano (edificato quarantasei anni più tardi).
Prefazione di Danila Dal Pos
Quando si parla di cultura in Veneto nel ‘700 si guarda subito a Venezia, ma il Settecento castellano è una sorprendente realtà che vede protagonisti 7 straordinari personaggi, appartenenti a tre generazioni diverse, che dominano la scena dalla fine del Seicento fino alla caduta della Repubblica.
Diversi sono i campi del sapere che li vedono coinvolti e che li portano ad una ricca produzione particolarmente in ambito scientifico, matematico, della musica e dell’architettura. La figura dominante è indubbiamente quella di Jacopo Riccati che mostra una incredibile cultura multidisciplinare che mette a disposizione dei futuri docenti dello Studio di Padova o degli studiosi che lo raggiungono nel Palazzo di Castelfranco o in quello di Treviso per consultarsi con lui o usufruire dei suoi insegnamenti. Contemporaneo di Jacopo è Giovanni Rizzetti che molto presto rivela la sua propensione per le scienze matematiche ed anche per l’architettura, ma viene ricordato prima di tutto, come il primo e più convinto oppositore di Newton. A una generazione successiva appartiene Francesco Maria Preti che nasce nel 1701, venticinque anni dopo. Indirizzato all’architettura dal Rizzetti, a lui va il merito di aver elaborato una scienza del costruire, derivata dagli autori classici, che individua nella divisione dello spazio che può operare l’architettura, gli stessi effetti che la divisione del tempo produce nella musica. Pochi anni separano il Preti dai figli di Jacopo, Vincenzo e Giordano Riccati, uno dei maggiori matematici del tempo il primo, di formazione multidisciplinare ma interessato prima di tutto alla musica il secondo.
Appartengono ad una terza generazione Francesco Riccati e Luigi Rizzetti, dedito all’architettura e alla letteratura il primo, interessato alla costruzione di teatri il secondo e autore di un interessante manuale sull’arte carraia.
La città di Castelfranco ha più volte celebrato il gruppo di studiosi straordinari che anima la scena castellana del 700, questi sette studiosi sono tra i protagonisti della mostra che si apre in città nel 1969, Illuminismo e architettura del ‘700 veneto, per opera di Manlio Brusatin. È del 1990 l’importante Convegno internazionale di studio che Castelfranco dedica a I Riccati e la cultura della Marca nel Settecento europeo coordinato da Gregorio Piaia e Maria Luisa Soppelsa.Nel 1990 la Banca Popolare di Castelfranco pubblica il volume Francesco Maria Preti architetto e teorico a cura di Lionello Puppi che successivamente nel 1996, per lo stesso ente firma con Ruggero Maschio il volume Giovanni Rizzetti scienziato e architetto.
Nel 1997 Stefania Colonna Preti è autrice di Nuovi contributi sulla figura e le opere dell’architetto Francesco Maria Preti e nel 1202 è la curatrice, con Stefano Colonna Preti, della mostra e del catalogo L’architetto Francesco Maria Preti di Castelfranco Veneto (1701-1774), allestita nella galleria del Teatro Accademico.
Nel Settecento Castelfranco è una città di circa 4000 abitanti e in quello che all’epoca è poco più di un borgo, un gruppo di studiosi è in collegamento epistolare con le menti più interessanti del tempo. Qui Jacopo Riccati insieme con il figlio Vincenzo individua l’integrale capace di risolvere un’equazione diffenziale, detta appunto riccatiana, che ancora oggi, dopo 350 anni, viene studiata in tutte le università del mondo e continua ad avere vasti ambiti di applicazione che vanno dallo studio della crescita delle popolazioni e delle epidemie ad alcuni settori della fisica quantistica e della relatività, così come interviene in alcuni fenomeni studiati in finanza.
Giovanni Rizzetti -la cui teoria sul colore sarà ripresa a piene mani da Goethe a inizio ‘800- osa rinnegare la teoria sul colore dell’intoccabile Newton.
Giordano Riccati, studioso raffinato che padroneggia parecchi strumenti musicali, è in contatto con la “Scuola padovana”, con Tartini e Vallotti, domina la tecnica del contrappunto e risulta aggiornato sulle teorie fisico-acustiche più in voga.
La sua musica sarà poi utilizzata dal medico Antonio Galletti per curare i suoi pazienti in maniera innovativa con la musicoterapia. Contemporaneamente le sperimentazioni di Francesco Riccati e Francesco Maria Preti su una nuova maniera di progettare un teatro, concretizzate nel nuovo Teatro Accademico della città, condizioneranno la costruzione del teatro Scientifico di Mantova del Bibiena e poi niente di meno che i progetti per il teatro La Fenice di Venezia (costruito trent’anni dopo) e quello alla Scala di Milano (edificato quarantasei anni più tardi).
Poi attorno a loro si muove una città intera che racconta -in un’epoca in cui il collezionismo è quasi una mania- di un collezionista esigente che dà vita, nel suo palazzo sulla piazza del mercato a una stanza canoviana, come quella che avevano i più raffinati raccoglitori d’arte a Padova o a Venezia, a Roma o a Napoli; una città che grazie alla grandiosità di un suo giardino barocco, nel Paradiso dei Corner, riesce a dirottare qui il Gran Tour; una città che affida ad un ricercato maestro orafo come Angelo Scarabello, la costruzione di alcuni dei manufatti religiosi delle sue chiese e ancora un territorio che continua a muoversi in quella tradizione del colore che si caratterizza con Giorgione, che continua con Canova, che attira l’attenzione della scienza europea con la teoria del colore di Rizzetti e si protrae fino ai nostri giorni con uno dei più attenti studiosi del colore come Manlio Brusatin, fino all’azienda più rappresentativa dell’area trevigiana che con la scelta del colore ha decretato il suo successo.
La città ha più volte celebrato quella che viene definita la Schola Riccatiana, ma gli eventi che abbiamo ricordato, se da una parte hanno indubbiamente contribuito ad approfondire la figura di ognuno dei sette protagonisti, i temi della loro ricerca però, anche per la complessità della stessa, sono sempre rimasti su di un piano esclusivamente accademico spesso non accessibile ai più. Ecco la mostra STUDIOSI E LIBERTINI Il Settecento nella città di Giorgione. Francesco Maria Preti che celebra l’architetto castellano nei duecentocinquant’anni dalla morte, intende dare vita ad una forma di divulgazione più ampia del loro sapere, perché l’obiettivo primo è quello di avvicinare la città alla sua storia, fatta di studiosi straordinari, appartenenti a una classe sociale alta, ma anche di sorprendenti artigiani come stampatori, dipintori, decoratori, falegnami, liutai, laccatori, doratori, fabbri, argentieri e orafi, tessitori, sarti, ceramisti, vetrai, parruccai e profumieri che la mostra esibisce in tutto il loro straordinario talento.
E in quest’ottica se il Museo Casa Giorgione mostra il sapere dei sette protagonisti del Settecento, l’ingresso storico del Teatro Accademico ci introduce -anche attraverso un allestimento singolare- nelle sei opere architettoniche più significative del Preti, Palazzo Soranzo Novello ci accompagna all’interno di un edificio ristrutturato dallo stesso architetto castellano, in un’esibizione di maestrie che ci immergono direttamente all’interno dell’epoca.
Abbiamo anche voluto che le realtà economiche coinvolte negli allestimenti, dalla carpenteria alla falegnameria e alla stampa, dalla fotografia alla grafica, per arrivare fino ai prestiti privati, fossero rappresentative di una grande qualità, proprio per mostrare che quel passato importante ha lasciato nel territorio delle tracce di eccellenza sulle quali investire.
Danila Dal Pos





